Hai passato anni a scrivere per gli altri | Nessuno ti ha detto che potevi farlo per te

Hai passato anni a scrivere per gli altri | Nessuno ti ha detto che potevi farlo per te

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C’è una cosa che fanno quasi tutte le donne brave con le parole.

Lo fanno talmente bene, e da talmente tanto tempo, che non la vedono nemmeno più.

Mettono il loro talento al servizio di tutti, tranne che di se stesse.

Lo fai anche tu, probabilmente.

Scrivi la mail che sblocca la trattativa, e la firma in fondo è di qualcun altro.

Trovi le parole giuste per il progetto, per il capo, per il cliente, per la collega in difficoltà.

Sistemi il testo che non funziona, e lo fai sembrare facile.

E alla fine della giornata, l’unica persona per cui non hai scritto niente sei tu.

Oggi voglio parlarti proprio di questo.

Perché credo che tu sia molto più vicina di quanto pensi a una vita diversa.

E credo che ti manchi una sola cosa.

Non un talento nuovo.

Una direzione nuova.

Lascia che mi presenti, per chi non mi conosce ancora.

Negli ultimi anni ho costruito The Copy Gateway, la scuola di scrittura commerciale che oggi accompagna centinaia di donne (e anche uomini) a vivere con le parole.

Ho ascoltato decine e decine di storie, in privato, nelle call, là dove le persone abbassano la guardia e dicono come stanno davvero le cose.

E ti assicuro che la frase che torna più spesso non è “non sono capace”.

Quasi nessuna mi dice “non sono capace”.

La frase che torna più spesso è un’altra, ed è molto più sottile.

“Lo so fare, ma lo sto facendo per altri. Vorrei poterlo fare per me.”

Se in questo momento hai sentito qualcosa muoversi dentro, resta con me fino alla fine.

Perché in questo articolo voglio mostrarti esattamente dove si è incagliato il tuo talento, e come si libera.

Voglio raccontarti quindi di una donna che ho conosciuto.

La chiamerò semplicemente con la sua professione, perché in lei si riconoscono in tante.

Vendeva nel lusso, da anni, e lo faceva benissimo.

Conosceva il cliente, sapeva quando parlare e quando tacere.

Sapeva scrivere dieci mail in un’ora, perché aveva esperienza vera nelle mani.

Quando glielo facevo notare, lei minimizzava.

Diceva: ma quella è solo pratica, lo farebbe chiunque.

E invece no.

Non lo fa chiunque.

Lo fa chi ha passato anni a capire le persone, e a tradurre le loro parole.

La frase che porto ancora con me

Mi disse una frase che porto ancora con me.

Mi disse: io lo sto facendo, ma lo so che lo sto facendo per altri, lo vorrei fare per me.

E poi, parlando del suo lavoro, aggiunse una cosa ancora più dura.

Mi disse che, in un certo momento, si era sentita un numero.

Un numero che veniva spremuto per produrre altri numeri.

Tutta quella competenza, tutta quella sensibilità, finivano ogni giorno in un risultato che portava il nome di un’altra azienda.

Fermati un attimo su quell’immagine.

Una donna che vale tantissimo, che produce valore ogni giorno, e che si sente un numero.

Come è possibile?

È possibile per un motivo preciso, ed è il cuore di questo articolo.

Il problema non è mai stato il suo talento.

Il problema era la direzione in cui lo stava puntando.

E vale per lei come vale per te.

Per anni ti hanno insegnato che essere brava significa essere utile.

Utile all’azienda, utile al team, utile a chi ti sta intorno.

Sii disponibile, dicevano.

Sii affidabile.

Sii quella su cui si può sempre contare.

E così sei diventata bravissima a far brillare il lavoro degli altri.

Voglio fermarmi un attimo su una cosa, perché credo che riguardi proprio noi donne.

Spesso ci hanno cresciute con l’idea che chiedere per noi fosse sbagliato, quasi maleducato.

Che fosse più nobile dare, servire, sostenere.

E così abbiamo imparato a essere bravissime a riconoscere il valore degli altri, e pessime a riconoscere il nostro.

Riusciamo a vedere il talento di chiunque, tranne il nostro, che diamo per scontato.

Questo non è un difetto del tuo carattere.

È un’abitudine che ci è stata insegnata, e che possiamo disimparare.

Pensaci davvero, adesso, mentre mi leggi.

Quante volte hai sistemato un testo che non era tuo e l’hai reso migliore in cinque minuti?

Quante volte qualcuno ti ha detto “tu sì che sai come dirlo”?

Quante volte ti hanno girato un messaggio delicato da scrivere, perché tu lo sai gestire?

E quante volte, dopo quel complimento, sei tornata alla tua scrivania a fare esattamente la stessa cosa di sempre, per la stessa persona di sempre?

Voglio darti un’immagine, perché credo che renda tutto più chiaro.

Pensa a una sarta straordinaria.

Cuce abiti meravigliosi, su misura, per ogni donna che entra nel suo atelier.

Studia la figura, sceglie il tessuto, sistema ogni piega.

Tutte escono più belle, più sicure, più viste.

E lei, la sarta, indossa sempre lo stesso vestito anonimo, da anni.

Non perché non sappia cucire per sé.

Ma perché non si è mai data il permesso di farlo.

Tu sei quella sarta.

Hai le mani, hai l’occhio, hai il gusto.

Ti manca solo una decisione.

Cucire, una volta, qualcosa per te.

Adesso lascia che ti spieghi perché questo accade, perché non è una tua colpa.

Quando una competenza la usi sempre per conto terzi, smetti di percepirla come tua.

Diventa un servizio, una mansione, una cosa che fai in automatico.

E qualcosa che fai in automatico non ti sembra mai abbastanza speciale da poterci costruire sopra una vita.

È un inganno della mente, ed è molto comune.

Anzi, è quasi una regola.

Più sei brava in qualcosa per gli altri, meno riesci a immaginarla come la tua strada.

Perché la dai per scontata.

La tratti come l’aria.

Esiste, quindi non vale.

Ed è qui che voglio fermarti, con dolcezza ma con fermezza.

Quello che per te è ovvio, per il mercato è raro.

La capacità di trovare la parola giusta non è comune.

La capacità di capire cosa muove una persona non è comune.

La capacità di scrivere qualcosa che fa agire chi legge, non è comune.

È preziosa.

E oggi è una delle competenze più richieste e più pagate del mondo digitale.

Solo che tu, in questo momento, la stai regalando.

Voglio fermarmi un attimo su una paura che, lo so, ti sta passando per la testa proprio adesso.

Forse stai pensando: ma con l’intelligenza artificiale, la scrittura non conta più niente.

È esattamente il contrario.

Più il mondo si riempie di testi scritti in automatico, tutti uguali, tutti piatti, più diventa raro chi sa scrivere con criterio.

L’intelligenza artificiale sa allineare parole.

Non sa capire una persona.

Non sa sentire quando una frase è vera e quando suona finta.

Non ha il tuo gusto, la tua esperienza, la tua sensibilità.

Quello che il mercato pagherà sempre di più non è chi scrive tanto.

È chi sa decidere cosa dire, a chi, e con quale intenzione.

E quella capacità di giudizio, tu, ce l’hai già.

Voglio essere onesta con te su una cosa.

Io ci sono passata.

Anche io, per un periodo della mia vita, ho scritto benissimo per progetti che non erano i miei.

Mettevo estrema cura, notti insonni, brillante intelligenza, in qualcosa che alla fine del mese restava di qualcun altro.

E mi raccontavo che andava bene così.

Che era normale.

Che il momento giusto per fare qualcosa di mio sarebbe arrivato, prima o poi.

Te lo dici anche tu, vero?

Più avanti.

Quando avrò più tempo.

Quando sarò più pronta.

Quando avrò la certezza che funzioni.

Poi un giorno mi sono fatta una domanda semplice, quasi banale.

Se sono così brava a costruire il successo degli altri con le parole, perché non sto costruendo il mio?

Quella domanda ha cambiato tutto.

Non perché abbia imparato qualcosa di nuovo dall’oggi al domani.

Ma perché ho girato la freccia.

Ho preso la stessa identica capacità che usavo per altri, e ho iniziato a usarla per me.

E voglio che tu capisca bene questa parte, perché è il punto su cui ruota tutto.

Non sei tornata indietro a zero.

Non hai buttato via niente.

Hai semplicemente smesso di dare la tua competenza in beneficenza.

Qui entra in gioco un’idea a cui tengo moltissimo.

Dentro The Copy Gateway la chiamiamo il Doppio Asset.

Le donne come te non partono da zero.

Partono con due cose che valgono oro, e che spesso non sanno nemmeno di avere.

1. La prima è il criterio professionale.

Sono anni che lavori.

Che gestisci persone, clienti, scadenze, imprevisti, caratteri difficili.

Hai un metro di giudizio.

Sai cosa funziona e cosa no.

Sai leggere una situazione e capire dove sta il problema vero.

Questo, una ragazza di vent’anni che inizia adesso, non ce l’ha.

Non perché non sia in gamba.

Ma perché il criterio non si studia.

Si accumula, anno dopo anno.

E tu lo hai accumulato.

2. La seconda cosa è la sensibilità per le parole.

Quel modo che hai di sentire quando una frase suona giusta e quando suona finta.

Quella cosa che fai senza sforzo, e che gli altri ti invidiano.

Quel fastidio quasi fisico quando leggi un testo scritto male.

Quella soddisfazione quando trovi la parola esatta, quella che chiude la frase come un tappo trova il suo collo.

Metti insieme criterio e sensibilità, ed ecco la verità.

Tu non devi diventare qualcun altro.

Devi solo smettere di usarti per metà.

La storia di una donna che amava la scrittura

Voglio raccontarti una seconda storia, perché credo che ti aiuti a vederti meglio.

C’è stata una donna, la chiamerò semplicemente con il suo passato, perché veniva da anni di lavoro dipendente.

Mi raccontò che da sempre amava la scrittura.

Mi disse, con queste parole, che si era sempre sentita molto a suo agio nel comunicare con la scrittura.

Eppure non aveva mai pensato che potesse diventare un mestiere.

Lo considerava un talento privato, quasi un vezzo.

Una cosa carina che sapeva fare, ma niente di serio.

Quando le ho fatto notare quante volte, nel suo lavoro, le parole erano state la sua arma migliore, è rimasta in silenzio.

Poi ha detto una cosa che dicono in tante.

Ha detto: è vero, ci sono, le cose ci sono, non ci avevo mai pensato.

Ecco il momento esatto in cui la freccia gira.

Non quando impari qualcosa di nuovo.

Ma quando ti accorgi di quanto avevi già.

Voglio mostrarti come cambia una giornata, quando la freccia gira.

Prima, ti svegliavi e la prima cosa che facevi era pensare alle scadenze degli altri.

Le mail da gestire per l’azienda.

I problemi da risolvere per il capo.

Le parole da trovare per far funzionare il progetto di qualcun altro.

Dopo, ti svegli e la prima cosa che pensi è: oggi su cosa lavoro, per me.

Quale testo scrivo, per la mia attività.

Quale cliente seguo, che ho scelto io.

Non è cambiato il talento.

È cambiato il padrone di quel talento.

E quando il padrone di te stessa torni a essere tu, anche la stanchezza cambia colore.

Le possibili obiezioni

Adesso voglio fermarmi sulle obiezioni, perché so quali ti stanno salendo.

La prima obiezione è proprio questa: chi sono io per farlo.

E ti rispondo con la stessa calma con cui lo dico nelle call.

Sei esattamente la persona che ha già fatto questo per anni, gratis, per altri.

L’unica differenza è il nome sulla firma.

La seconda obiezione è: ma io faccio più fatica quando devo creare qualcosa di mio, partendo da zero.

Ti capisco, perché è una cosa che mi dicono spesso.

Ma ascolta bene.

Tu non parti da una pagina bianca.

Parti da tutto quello che hai già scritto, gestito, risolto.

Il foglio non è vuoto.

È pieno di una vita di esperienza che adesso, finalmente, puoi rivolgere verso di te.

La terza obiezione è la più silenziosa: forse non è il momento giusto.

E qui voglio essere molto onesta.

Il momento giusto, quello con tutte le condizioni perfette, non arriva mai.

C’è sempre un progetto da finire, una stagione complicata, una scusa ragionevole.

Le donne che hanno cambiato vita non hanno aspettato il momento perfetto.

Hanno deciso che il momento era quello in cui smettevano di aspettare.

Voglio darti un secondo modo di vedere la cosa.

Immagina un cuoco bravissimo.

Ogni sera cucina per un ristorante pieno.

Conosce i tempi, le dosi, l’equilibrio dei sapori.

Tutti escono sazi e felici.

E lui, alla fine del servizio, mangia un panino in piedi, da solo, in cucina.

Non perché non sappia cucinare per sé.

Ma perché si è abituato a pensare che il suo talento serve solo a nutrire gli altri.

A un certo punto, quel cuoco deve sedersi.

Deve apparecchiare per sé.

Deve concedersi di assaggiare quello che ha sempre saputo fare.

Tu meriti di sederti a quella tavola.

E voglio dirti cosa succede se non lo fai, perché è giusto guardare anche questo.

Se non giri la freccia, non succede niente di drammatico.

Ed è proprio questo il pericolo.

Continui a essere brava, utile, affidabile.

Continui a far brillare il lavoro degli altri.

E tra cinque anni sei esattamente nello stesso punto, con cinque anni in più e la stessa sensazione sottile di aver messo da parte qualcosa di importante.

Quella sensazione ha un nome.

È il talento non vissuto.

Ed è la cosa che, a lungo andare, pesa di più.

Adesso voglio essere molto concreta, perché non voglio lasciarti solo con una bella sensazione che svanisce appena finisci di leggere.

Esercizio pratico in 3 passi

Ti lascio un esercizio in tre passi, semplici, che puoi iniziare oggi.

1. Il primo passo è cambiare una frase che ti ripeti.

Smetti di dire “io aiuto gli altri a comunicare”.

Inizia a dire “io so comunicare, e da oggi lo faccio anche per la mia vita”.

Sembra piccolo, lo so, ma questo contribuisce anche ad elevare la tua sicurezza.

Le svolte vere iniziano sempre da una frase detta diversamente.

Le parole che usi su te stessa costruiscono la stanza in cui vivi.

E tu, per anni, hai abitato una stanza in cui eri sempre al servizio.

È ora di cambiare stanza.

2. Il secondo passo è fare un inventario.

Prenditi dieci minuti, carta e penna, senza fretta.

Scrivi tutte le volte in cui qualcuno ti ha cercata per le tue parole.

La mail difficile.

Il messaggio delicato.

Il testo da sistemare.

L’annuncio da scrivere.

La presentazione da rendere convincente.

Il discorso da preparare per qualcun altro.

Guarda quella lista, quando l’hai finita.

Non è un elenco di favori.

È il tuo curriculum nascosto.

È la prova che il mercato, in piccolo, ti ha già scelta tante volte.

Solo che finora non ti ha pagata, perché tu non ti sei mai messa un prezzo.

3. Il terzo passo è darti il permesso.

Il più difficile, e il più importante.

Il permesso di pensare che quella cosa che fai bene per tutti possa diventare la tua professione.

Non un sogno vago.

Una professione, con clienti, con tariffe, con dignità.

E voglio fermarmi su quella parola, dignità, perché conta più di quanto sembri.

Quando ti fai pagare per le tue parole, non stai solo guadagnando.

Stai dicendo al mondo, e soprattutto a te stessa, che quello che sai fare vale.

Per anni lo hai dato gratis, come se non valesse niente.

Mettergli un prezzo è il primo atto di rispetto verso te stessa.

Ricordo ancora la prima volta che qualcuno mi ha pagata per le mie parole, e non per il mio tempo in un ufficio.

Era un articolo sul mio blog da 50€.

Ma in quel momento è cambiato qualcosa che nessuna cifra può misurare.

Ho capito che non stavo più scambiando ore in cambio di stipendio.

Stavo vendendo una capacità che era mia, e che restava mia anche dopo.

Da quel giorno non sono più riuscita a guardare il mio talento come prima.

E spero che capiti presto anche a te.

Qui voglio dirti una cosa che forse nessuno ti ha detto con questa chiarezza.

Vivere di scrittura non è un’idea romantica per pochi fortunati.

È una delle vie professionali più solide e più richieste di questi anni.

Le aziende cercano in continuazione persone capaci di scrivere testi che fanno agire.

I professionisti le cercano.

Gli imprenditori le cercano.

E indovina chi sa farlo meglio di un ventenne qualunque.

Una donna con esperienza, criterio e sensibilità.

Cioè tu.

Voglio anche dirti una cosa sull’età, perché so che è un pensiero che ti passa per la testa.

Forse ti stai dicendo che è tardi, che ormai hai una certa età, che dovevi pensarci prima.

Ti rispondo come rispondo sempre.

Tutti questi anni non sono tempo perso.

Sono esattamente la materia prima che ti rende preziosa adesso.

Una professionista che ha vissuto, lavorato, sbagliato e imparato, ha qualcosa che non si compra.

Ha profondità.

E la profondità, nelle parole, si sente.

Una ragazza che inizia oggi ha un foglio bianco.

Tu hai una storia.

E una storia, in questo mestiere, vale più di qualsiasi tecnica.

Voglio chiudere tornando alla domanda da cui siamo partite.

Brava, ma per chi?

Per anni la risposta è stata: per gli altri.

E va bene così, non rinneghi niente, anzi.

Tutto quello che hai scritto per gli altri è stato il tuo allenamento.

Era la palestra.

Ogni mail, ogni testo, ogni messaggio difficile, era una ripetizione.

Adesso può iniziare la partita vera, quella in cui giochi per te.

Non devi diventare un’altra persona.

Non devi rivoluzionare tutto dall’oggi al domani.

Devi solo girare la freccia.

Prendere quel talento che hai dato a tutti, e puntarlo, per una buona volta, verso la tua vita.

Se senti che è arrivato il tuo momento, e vuoi capire come trasformare questa tua capacità in una vera professione con la scrittura online, ti invito a guardare questa lezione gratuita introduttiva alla scrittura commerciale. Il primo passo per scoprire il potere che puoi attivare unendo la tua esperienza professionale alla tua propensione per la scrittura nel mercato digitale di oggi.

È la stessa strada che ha permesso a me di vivere grazie alla scrittura, lavorare da dove voglio, e smettere di mettere la mia firma in fondo alla vita di qualcun altro.

Monica

Monica Pirozzi

copygateway.com

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Ciao, sono Monica!

Nel 2020 perdo il mio primo e unico lavoro da dipendente in agenzia, lascio Milano e decido di trasferirmi alle Canarie. 

Da lì ho costruito la mia attività da freelance full-remote puntando su una mia passione da sempre: la scrittura.

Oggi sono copywriter e fondatrice di The Copy Gateway, la community italiana di appassionati di scrittura che desiderano scrivere per lavoro ad alti livelli.

Inizia a lavorare e vivere scrivendo

Ho registrato una lezione gratuita in cui racconto come partire a chi come te è alle prime armi in questo settore.

Ti introduco al mondo del copywriting e alla tipologia di testi più ricercati nel mercato di oggi e dei prossimi anni.