Ad agosto, milioni di persone faranno la stessa cosa.
Conteranno i giorni.
I giorni di ferie che restano.
I giorni prima del rientro.
I giorni in cui possono finalmente respirare senza l’orologio addosso.
E in quel conteggio c’è una verità che quasi nessuno dice ad alta voce.
Se devi contare i giorni di libertà, vuol dire che il resto dell’anno la libertà ti manca.
Oggi voglio parlarti di libertà.
Ma non della libertà da cartolina, quella con i piedi nella sabbia e lo spritz in mano.
Quella dura due settimane, e poi finisce.
Voglio parlarti di una libertà più silenziosa, e molto più rara.
La libertà di non dover chiedere il permesso.
Resta con me, perché credo che dopo questo articolo guarderai le tue amate ferie con occhi diversi.
E magari guarderai diversamente anche tutto il resto dell’anno.
Partiamo da una scena che conosco bene, perché me l’hanno raccontata tante donne.
Sei brava.
Sei stimata.
Magari guadagni anche bene.
Eppure, per spostare una visita medica, devi chiedere.
Per andare alla recita di tua figlia, devi chiedere.
Per startene a casa un martedì, perché ne hai semplicemente bisogno, devi chiedere.
Devi chiedere le ferie.
Devi chiedere lo spostamento.
Devi chiedere il giorno.
Una donna me lo ha detto con una stanchezza che ricordo ancora.
Mi ha detto: sono anni che sono sotto un’azienda, e devo chiedere ferie, devo chiedere spostamenti, devo chiedere giorni.
Ascoltala bene, quella frase.
Non parla di soldi.
Parla di permesso.
Parla di una vita in cui, per le cose più tue, devi alzare la mano e aspettare un sì.
E qui c’è il primo punto che voglio lasciarti.
Per troppo tempo ci hanno fatto credere che il lusso fosse POSSEDERE.
Avere di più.
Comprare di più.
Mostrare di più.
La borsa, l’auto, il viaggio fotografato e messo in mostra.
Ma quello è il vecchio lusso.
Il vecchio lusso è rumoroso.
Si vede.
Si esibisce.
Serve agli altri, più che a te.
Il nuovo lusso è un’altra cosa.
Il nuovo lusso è silenzioso.
È un martedì mattina che ti appartiene.
È poterti fermare a metà giornata senza dover giustificare niente a nessuno.
È guardare il calendario e sapere che quei giorni sono tuoi, non concessi.
È dire “oggi no” senza che ti tremi la voce.
Voglio fartelo vedere con una scena concreta, perché credo che valga più di mille concetti.
Immagina un martedì di pieno ottobre.
Non è un giorno speciale, è un martedì qualunque.
Nella vecchia vita, quel martedì lo passavi dove dovevi, all’ora che dovevi, a fare quello che ti dicevano.
Ti svegliavi con la sveglia che suonava sempre troppo presto, e la prima sensazione della giornata era già un piccolo peso.
Guardavi fuori dalla finestra e pensavi che la giornata, in fondo, non era tua.
Era di qualcun altro, e tu la stavi solo attraversando.
Nella nuova vita, quel martedì ti svegli senza sveglia.
Lavori due ore concentrate la mattina, su un progetto tuo, per un cliente che hai scelto.
Poi esci, fai una passeggiata, vai dove vuoi.
Riprendi nel pomeriggio, se ti va, o riprendi domani.
Nessuno ti ha chiesto il permesso.
Nessuno ti ha controllato.
E quel martedì qualunque, all’improvviso, è tuo.
Questa è la differenza tra avere un buon stipendio e avere la tua vita.
Voglio darti un’altra immagine, perché su questo mi piace essere precisa.
Pensa a una gabbia dorata.
È bellissima.
Lucida, curata, magari anche comoda.
Dentro c’è tutto: lo stipendio, la sicurezza, il ruolo, il rispetto dei colleghi.
Ma resta una gabbia.
E una gabbia, per quanto dorata, ha sempre qualcun altro che tiene le chiavi.
La domanda vera non è quanto è bella la tua gabbia.
La domanda vera è: chi tiene le chiavi della tua giornata?
Se la risposta non sei tu, allora non importa quanto guadagni.
Non sei ancora libera.
Sei solo ben sistemata.
E sistemata non è la stessa cosa di libera.
Voglio fermarmi su una cosa che ci raccontiamo, per restare dentro la gabbia.
Ci diciamo che il sicuro è meglio dell’incerto.
Ci diciamo che lamentarsi è da ingrate, perché in fondo c’è chi sta peggio.
Ci diciamo che la libertà è un lusso per pochi, e che a noi tocca accontentarci.
Sono frasi che sembrano sagge, ma sono solo la sbarra più comoda della gabbia.
Perché ti tengono ferma, e ti fanno anche sentire matura mentre lo fai.
La verità è un’altra.
Volere la propria libertà non è ingratitudine.
È rispetto per la propria vita.
Lascia che ti racconti una cosa che mi disse una donna che lavorava tantissimo e guadagnava davvero bene.
Mi disse che arrivava a guadagnare tanto, ma non aveva nemmeno il tempo di spendersi un euro di quello che guadagnava.
E aggiunse un’altra frase, che mi è rimasta impressa.
Mi disse: andavo avanti per inerzia, era un continuo correre, correre, correre.
Fermati un attimo su queste parole.
Soldi, sì.
Tempo per viverli, no.
Una corsa che non porta da nessuna parte, se non al lunedì successivo.
Questo è il grande malinteso del successo come ce lo hanno venduto.
Ci hanno insegnato a inseguire il quanto.
E ci siamo dimenticate del come.
Come vivi le tue giornate.
Chi decide il tuo tempo.
Quante volte all’anno puoi semplicemente non esserci, senza sensi di colpa.
Una vita piena di soldi e vuota di tempo non è una vita ricca.
È una vita costosa.
E voglio essere chiara, perché non sto facendo l’elogio della pigrizia.
Non ti sto dicendo di smettere di lavorare.
Ti sto dicendo l’opposto.
Ti sto dicendo di scegliere un lavoro che puoi portare con te.
Un lavoro che non vive in un ufficio.
Un lavoro che vive nelle tue competenze.
Un lavoro che non ha bisogno che tu chieda il permesso per esistere.
Perché c’è una differenza enorme tra smettere di lavorare e diventare padrona del proprio lavoro.
La prima è una fantasia.
La seconda è una scelta concreta, che tante donne stanno già facendo, mentre noi parliamo.
Adesso voglio dirti dove si nasconde, secondo me, questa libertà.
Non in un colpo di fortuna.
Non in un’eredità.
Non in un uomo che ti mantiene, né in un capo improvvisamente più generoso.
Si nasconde in una competenza che ti porti dietro ovunque.
Dentro la testa e dentro le mani.
E oggi, una delle poche competenze che ti regala davvero questo, è la scrittura.
Saper scrivere testi che fanno agire le persone non richiede un luogo fisico.
Non richiede un orario.
Non richiede un capo che ti dica quando puoi respirare.
Richiede te, le tue parole, e un computer.
Pensa a quanto è cambiato il mondo del lavoro negli ultimi anni.
Oggi un’azienda può avere clienti ovunque, e collaboratori ovunque.
Il lavoro non è più legato a un edificio, a una città, a una scrivania.
È legato a quello che sai fare.
E questa, che per molti è stata una rivoluzione spaventosa, per te può essere la più grande opportunità.
Perché ti permette di mettere a frutto la tua competenza da qualsiasi luogo tu scelga di vivere.
C’è una donna che mi disse una frase bellissima su questo.
Mi disse che eliminare il vincolo territoriale, per lei, era una libertà assurda.
Perché le permetteva di fare qualsiasi scelta di vita, di vivere dove voleva.
Pensa a cosa significa, davvero.
Significa che il tuo lavoro può vivere in una casa al mare ad agosto, esattamente come in un ufficio a novembre.
Significa che il tuo reddito non dipende più da un luogo, ma da una capacità.
Significa che non conti più i giorni di ferie, perché hai costruito una vita da cui non hai bisogno di scappare.
E questa, per me, è la vera definizione di lusso.
Non andare in vacanza dalla tua vita.
Costruire una vita da cui non hai bisogno di andare in vacanza.
Voglio raccontarti un pezzo della mia storia, perché credo sia giusto metterci la faccia anche qui.
La mia storia: quando chiedevo il permesso
C’è stato un tempo in cui anche io chiedevo il permesso.
In cui la mia giornata la decideva qualcun altro.
Lavoravo in agenzia di comunicazione a Milano Centrale e ricordo benissimo la sensazione di guardare il mio Google Calendar e vederlo riempirsi di call che no avevo scelto.
Settimane intere che riempiva il mio capo per me con questo o quel cliente.
Quando ho iniziato a vivere di scrittura, la prima cosa che è cambiata non sono stati i soldi.
I soldi sono arrivati dopo, al momento giusto.
La prima cosa che è cambiata è stato il colore del calendario.
All’improvviso c’erano spazi bianchi.
Spazi che decidevo io.
Una mattina libera, scelta da me.
Un viaggio deciso senza chiedere niente a nessuno.
E poi mi sono trasferita dove volevo vivere, non dove dovevo stare per lavorare.
Quella è stata la prima volta in cui ho capito davvero cosa significa avere le chiavi della propria giornata.
Non è una sensazione che si dimentica.
È una sensazione che cambia il modo in cui respiri.
E voglio dirti una cosa onesta su quella libertà.
Non significa non fare niente.
Io oggi lavoro, lavoro tanto, lavoro con passione.
Oggi è sabato, sveglia alle 6:30 e sono qui a scrivere.
Ma c’è una differenza enorme rispetto a prima.
Oggi scelgo io cosa fare, per chi, e in quale momento della giornata.
La libertà non è l’assenza di lavoro.
È la presenza di scelta.
Adesso voglio affrontare alcune obiezioni, perché so che ne hai.
Le obiezioni più comuni
La prima è la più comune: è rischioso lasciare il sicuro per l’incerto.
E hai ragione a pensarci.
Ma lascia che ti mostri l’altra faccia del rischio.
Quello che a me ha fatto prendere la scelta che mi ha portata dove sono ora.
C’è un rischio anche nel restare.
Il rischio di trovarti tra dieci anni esattamente dove sei oggi.
A chiedere ancora il permesso.
A contare ancora i giorni.
A guardare la tua vita scorrere in stanze decise da altri.
Quello non sembra un rischio, perché è silenzioso e familiare.
Ma è il rischio più grande di tutti.
Perdere il proprio tempo è la cosa più costosa che esista, perché è l’unica che non torna.
La seconda obiezione è: ma io non sono mai stata libera professionista, non saprei da dove iniziare.
Normale, nessuna nasce libera professionista, nemmeno io lo sono nata.
Lo si diventa, un passo alla volta, con la guida giusta.
Il primo cliente non arriva perché sei diventata coraggiosa di colpo.
Arriva perché hai fatto un passo concreto, e poi un altro.
La terza obiezione è: ma non ho tempo adesso per imparare un’abilità nuova, sono già piena.
E lo capisco, perché è vero, sei piena.
Ma chiediti questo.
Se continui a non avere tempo per costruire la tua libertà, quando pensi che quel tempo arriverà da solo?
Non arriva da solo.
Si ritaglia.
Bastano poche ore a settimana, prese con metodo, per iniziare a spostare la tua vita.
Non serve buttare tutto domani.
Serve iniziare, in piccolo, ma iniziare.
La quarta obiezione è quella del senso di colpa.
Forse pensi: se mollo il sicuro, sto facendo una scelta egoista verso la mia famiglia.
E qui voglio fermarmi.
Costruire una vita in cui hai tempo, presenza e serenità non è egoismo.
È il regalo più grande che puoi fare a chi ti sta vicino.
Una donna libera dal peso di una corsa che non finisce mai è una donna più presente, non meno.
Voglio darti una seconda immagine, perché credo che renda concreto tutto questo.
Pensa a un mazzo di chiavi.
Le chiavi della tua giornata.
Per anni quel mazzo lo hai consegnato ogni mattina a qualcun altro.
Al capo, all’azienda, all’orario, al cartellino.
Loro decidevano quando aprire e quando chiudere le porte del tuo tempo.
Costruirsi un lavoro proprio significa riprendere in mano quel mazzo di chiavi.
Una alla volta.
Finché un giorno ti accorgi che le porte della tua giornata le apri e le chiudi tu.
E voglio dirti anche un’altra cosa, con dolcezza.
Non sei in ritardo.
Non importa se hai trentacinque, quaranta o cinquant’anni.
Anzi, tutto quello che hai costruito finora è esattamente ciò che ti permette di fare questo passo meglio di chiunque altro.
Perché la libertà costruita su anni di esperienza è solida.
Non è una fuga improvvisa.
È un’evoluzione naturale.
È prendere tutto quello che sei diventata, e finalmente metterlo al servizio della tua, di vita.
Esercizio pratico da fare subito per avviare il cambiamento
Adesso voglio darti qualcosa di pratico, perché anche oggi non voglio lasciarti solo con un’emozione.
Voglio lasciarti con un esercizio che puoi fare già questa estate.
Primo | Prendi la tua settimana tipo e dividila in due colonne.
Da una parte tutto ciò che, per farlo, devi chiedere il permesso a qualcuno.
Dall’altra tutto ciò che potresti fare con le tue competenze, da dove vuoi, quando vuoi.
Secondo | Guarda la seconda colonna.
Quella è la tua libertà potenziale, quella che già esiste dentro di te ma che oggi non stai usando.
Terzo | Chiediti quale competenza, se la sviluppassi davvero, potrebbe spostare sempre più cose dalla prima colonna alla seconda.
Per moltissime donne, la risposta è la scrittura.
Perché è il mestiere che meno di tutti ha bisogno di un luogo, di un orario, di un permesso.
Quarto | Scegli una sola cosa, piccola, da iniziare questa settimana.
Non la rivoluzione.
Un passo.
Perché la libertà non arriva con un salto.
Arriva con una serie di piccoli passi, fatti con costanza.
Quella domanda, e quei passi, sono scomodi.
Ma sono ciò che apre le porte.
Perché il giorno in cui ti rendi conto che la tua libertà non dipende da un capo più gentile, ma da un mestiere più tuo, qualcosa dentro di te non torna più indietro.
Inizi a guardare diversamente il lunedì.
Inizi a guardare diversamente la domenica sera.
E inizi a immaginare una vita in cui le ferie non sono una via di fuga, ma solo uno dei tanti momenti belli di un’esistenza che hai costruito a tua misura.
Torniamo al principio.
Il nuovo lusso non è la vacanza.
È non dover chiedere le ferie a nessuno.
È un lavoro che ti somiglia.
Che ti porti dove vuoi.
Come per esempio, lavorare da casa o ovunque tu voglia.
E che non ti costringe a vivere undici mesi aspettando il dodicesimo.
Questo lusso non si compra.
Non lo trovi in nessuna vetrina.
Si costruisce.
Un pezzo alla volta.
E si costruisce con qualcosa che forse hai già dentro.
La tua capacità di usare le parole.
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Monica
Monica Pirozzi





