Cambiare Lavoro SENZA Partire da Zero: USARE in modo profittevole la tua Esperienza

Cambiare Lavoro SENZA Partire da Zero: USARE in modo profittevole la tua Esperienza

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C’è questa idea quasi mistica del cambiare lavoro in modo radicale, e io con quell’idea non sono per niente d’accordo.

Il mito del ripartire da zero, dalla sera alla mattina, cancellando tutto quello che abbiamo fatto fino a oggi.

L’immagine da film americano: entri nell’ufficio del capo, sbatti i documenti sul tavolo e te ne vai a testa alta.

Se stai pensando di cambiare lavoro, ma ti frena la sensazione che per farlo dovresti buttare via tutto e ricominciare da capo, allora questo articolo ti riguarda da vicino.

Perché nei prossimi minuti ti spiego due cose.

Perché quel salto nel vuoto, dalla sera alla mattina, è un mito.

E come si fa, invece, un cambiamento vero, che dura nel tempo, partendo da quello che hai già, senza ripartire da zero.

Una domanda che mi faccio spesso

Voglio iniziare con una domanda che mi faccio spesso.

Come mai le persone arrivano a desiderare uno strappo così violento?

La mia risposta è che ci arrivano quando restano dentro un loop che non gli piace per troppo tempo.

Rimani in un posto che non senti tuo per mesi, per anni, e a un certo punto l’unica via d’uscita che riesci a immaginare è quella brusca, plateale da film.

E intanto, prima di quello strappo immaginato, c’è tutta una vita fatta di piccole rese quotidiane.

La domenica sera in cui ti si stringe lo stomaco al pensiero del lunedì.

La riunione in cui hai l’idea giusta ma lasci parlare gli altri, perché tanto a che serve.

La sensazione, che ti porti dentro da tempo, di valere molto più di quello che il tuo lavoro ti riconosce.

È quella che io chiamo la gabbia dorata.

Un posto in cui, oggettivamente, non stai male: hai lo stipendio, hai la sicurezza, hai la routine che ti tiene in piedi.

Ma è proprio quel non stare male a diventare la trappola più sottile di tutte.

Perché non fa abbastanza rumore da spingerti a cambiare, e allora rimandi.

Rimandi a settembre, rimandi al prossimo anno, rimandi a quando i figli saranno più grandi, a quando avrai più tempo, a quando ti sentirai pronta.

E il desiderio, invece di spegnersi, si accumula sotto la cenere.

Finché un giorno esplode nella fantasia del gesto plateale, quello del film.

Ma quella fantasia, lo abbiamo detto, non è una strada.

È solo la misura di quanto a lungo hai rimandato.

Te lo dico perché io, quel desiderio ardente di cambiare, l’ho provato sulla mia pelle.

Sono una persona impaziente, lo sono al lavoro come in tutto il resto della mia vita.

Quando lavoravo in un’agenzia di comunicazione a Milano, dopo appena tre mesi avevo già capito che quel posto non faceva per me.

È anche una questione di consapevolezza, e ognuno la matura con i suoi tempi.

C’è chi ci mette anni, io in tre mesi avevo già sentito che la comodità di quel piccolo stipendio non valeva la rinuncia a sviluppare il mio potenziale pieno.

Perché io in me ci ho sempre creduto.

Ho sempre pensato che il mio potenziale fosse grande, esattamente come tantissime donne là fuori sentono che il proprio potenziale è grande.

Con una differenza: avevo anche la piccola, ostinata certezza di poterlo davvero realizzare, e che quel posto sicuro non era poi così sicuro come sembrava.

E sai come è finita?

Non me ne sono andata sbattendo la porta.

Sono stata licenziata.

Perché avevo iniziato, senza nemmeno accorgermene del tutto, ad adottare dei comportamenti che mi sabotavano.

Non volevo essere lì, ero nervosa dentro e mandavo all’ambiente intorno a me tutti i segnali di chi a quella posizione non tiene davvero.

E questo, tra una cosa e l’altra, ha portato alla rottura.

Che nel mio caso, sì, è arrivata quasi dalla sera alla mattina.

Ma quel dalla sera alla mattina l’avevo seminato nelle settimane precedenti.

Quindi, anche per me, di improvviso non c’era davvero nulla.

E qui voglio fermarmi su di te, perché la tua situazione probabilmente è diversa dalla mia di allora.

In The Copy Gateway, il nostro istituto formativo di scrittura commerciale, aiutiamo ogni giorno tante professioniste, ormai centinaia, a fare il passaggio dal lavoro attuale a una professione con la scrittura, fatta ad alti livelli.

E di passaggi come questo ne abbiamo visti tantissimi.

Ti assicuro che, in fase di consulenza, sia di gruppo sia individuale, insistiamo molto su una cosa: accompagnare la persona a fare il passaggio nel momento migliore per lei, non semplicemente quando lo desidera.

Perché diciamocelo, non siamo più dei ragazzini.

Magari anche tu, che stai guardando questo video, hai delle responsabilità.

Hai una casa, una famiglia, delle spese, degli impegni da sostenere.

E tutto questo ti porta, giustamente, a non poterti permettere lo strappo del sogno americano.

Perché nella vita vera non arriva l’attore famoso di turno a salvarti sul finale.

A salvarti, devi essere tu.

Non siamo in un film americano.

E allora, se lo strappo violento non è la strada, qual è la strada?

È un ponte.

Non un salto nel vuoto, ma un ponte che costruisci mentre sei ancora sull’altra sponda.

E la prima cosa da capire è che quel ponte non lo costruisci partendo da zero.

Perché tu, oggi, hai già due asset in mano, anche se forse non li hai mai visti così.

Il primo è la tua competenza professionale.

Sono gli anni di lavoro, di studi, di esperienza in un settore che conosci dall’interno.

Il secondo è la tua sensibilità per le parole, la tua capacità di scrivere, di spiegare, di farti capire.

Questi sono i tuoi due asset, ed è dalla loro unione che nasce il cambiamento senza ripartire da zero.

Perché la maggior parte delle persone crede di dover scegliere: o resti nel tuo settore, o diventi qualcosa di completamente nuovo.

Io ti dico che la strada migliore è unirli.

Prendi il criterio e la competenza che ti sei costruito, e mettili al servizio della scrittura per le aziende del mondo che conosci già.

Adesso ti do una struttura concreta, dei passaggi veri, perché non voglio lasciarti con un bel concetto e nient’altro.

Come fare una transizione professionale che dura, senza salti nel vuoto

1 | Primo passaggio: riconosci i tuoi due asset.

Prendi carta e penna e scrivi, da un lato, la tua competenza professionale e il settore che conosci, dall’altro la tua propensione legata alle parole.

Sembra banale, ma quasi nessuno lo fa, e quasi tutti sottovalutano quello che hanno già.

2 | Secondo passaggio: scegli il punto d’ingresso.

Non buttarti in un mondo a caso, parti dal settore che conosci già.

Se vieni dalla sanità, dalla finanza, dalla moda, dal turismo, quello è il tuo vantaggio, perché un’azienda paga molto di più chi conosce il suo mondo dall’interno rispetto a un bravo scrittore generico.

La tua esperienza non è una zavorra da nascondere, è un fossato che ti protegge dalla concorrenza.

3 | Terzo passaggio: costruisci in parallelo.

Qui sta il cuore di tutto.

Non dai le dimissioni per fede.

Inizi a scrivere i primi lavori, a costruirti un piccolo portfolio, a prendere i primi clienti, mentre tieni ancora il tuo stipendio.

Il tuo lavoro attuale, in questa fase, non è la prigione, è la rete di sicurezza che ti permette di sperimentare senza panico.

E lo so cosa stai pensando arrivata a questo punto: sì, ma i primi clienti, dove li trovo?

Da dove partire per trovare clienti

Ti tolgo subito l’ansia dello sconosciuto a cui scrivere a freddo, perché all’inizio non parti da lì.

Parti da dove sei già conosciuta.

Le persone che ti hanno vista lavorare, i colleghi e gli ex colleghi, i fornitori, i contatti del tuo settore.

Sono loro che sanno già quanto sei competente, e sono il punto di ingresso più naturale per i tuoi primi lavori.

Un’azienda del mondo in cui hai lavorato non ti chiede il portfolio da star.

Ti conosce, si fida, e ti dà la prima occasione.

Ti faccio un esempio semplice.

Immagina di aver lavorato per anni nel turismo.

Conosci gli hotel, le agenzie, il linguaggio, i problemi di chi deve riempire le camere.

Il tuo primo cliente non è un estraneo trovato online, è quella struttura che già ti conosce, a cui proponi di riscriverle il sito o le email di prenotazione.

Da lì costruisci: un lavoro fatto bene ti porta il secondo, il secondo ti porta la referenza, la referenza ti porta il terzo.

È così che il ponte prende forma, mattone dopo mattone, mentre tu sei ancora al sicuro sull’altra sponda, con lo stipendio che ti copre le spalle.

4 | Quarto passaggio: pareggia, e poi supera.

Continui a costruire finché l’attività in parallelo non si avvicina, e poi eguaglia, quello che guadagni oggi.

Ed è solo a quel punto, quando i numeri parlano, che valuti il passaggio vero.

E ti do anche un riferimento concreto, perché quando dico numeri voglio che tu li sappia leggere.

Finché l’attività in parallelo ti porta solo un extra, sei in fase di costruzione, e va benissimo così, senza fretta.

Il momento di fare il salto

Quando quell’extra arriva a coprire più o meno la metà del tuo stipendio, inizi a pianificare sul serio il passaggio.

E quando lo eguaglia, o lo supera, allora quello è il momento in cui puoi attraversare il ponte senza vertigini.

Perché sotto non c’è più il vuoto, c’è una rete che ti sei costruita da sola, un cliente alla volta.

Questo è ciò che intendo quando dico di fare il salto quando te lo dicono i numeri, e non la rabbia.

5 | Quinto passaggio (quello che vale più di tutti): fai il salto quando te lo dicono i numeri, non quando te lo chiede la rabbia.

Perché il momento giusto per cambiare non è quello in cui ne hai più voglia.

È quello in cui te lo puoi permettere.

E lascia che ti dica una cosa proprio sulle responsabilità di cui parlavamo prima.

Quella casa, quella famiglia, quelle spese, non sono il motivo per cui non puoi cambiare.

Sono esattamente il motivo per cui devi cambiare con un ponte, e non con un salto.

Chi non ha niente da perdere può anche permettersi il gesto plateale.

Tu, che hai costruito qualcosa, meriti un metodo, non un azzardo.

Possibili obiezioni

E qui immagino le due obiezioni che forse ti stai facendo proprio adesso.

La prima: ma io ho 40 anni, ne ho 45, non è troppo tardi per cambiare?

Ti fermo subito, perché è vero l’esatto contrario.

A vent’anni avresti avuto entusiasmo e poco altro.

Oggi hai qualcosa che a vent’anni non puoi avere: anni di esperienza vera, un settore che conosci a fondo, la capacità di stare in mezzo alle persone e ai problemi senza andare nel panico.

Nel mondo della scrittura per le aziende, tutto questo non è un ritardo, è un patrimonio.

Il mercato non cerca ragazzini che scrivono carino, cerca professionisti con criterio, capaci di tradurre un settore complesso in parole che vendono.

E quel criterio te lo danno proprio gli anni che credi di aver perso.

La seconda obiezione: sì, ma io non sono una scrittrice, non ho la penna d’oro.

E meno male, aggiungo io.

Perché qui non stiamo parlando di scrivere romanzi o poesie.

Stiamo parlando di scrittura commerciale, cioè scrivere in modo chiaro ed efficace per aiutare un’azienda a farsi capire e a vendere.

Non ti serve il talento da premio letterario.

Ti serve saperti spiegare bene, e unire a questo la conoscenza di un settore.

E questa, con ogni probabilità, è una cosa che già fai ogni giorno, solo che non la chiami lavoro.

Quindi no, non sei in ritardo, e non ti manca il talento.

Sei semplicemente pronta adesso, in un modo in cui prima non potevi esserlo.

E ti dico che funziona perché io l’ho fatto in tutti e due i modi, prima quello sbagliato, poi quello giusto.

Il modo sbagliato l’hai già sentito: mi hanno licenziata, e da lì sono partiti anni di progetti che non funzionavano.

Da sola, partendo ogni volta da zero, ragionando esattamente come forse stai ragionando tu adesso.

E quella impazienza, quel voler tutto e subito, mi è costata tempo.

Ma attenzione, non mi è costata tempo perché cambiare vita richiede per forza anni.

Mi è costata tempo perché lo stavo facendo nel modo più lento possibile, da sola e ricominciando ogni volta da capo.

Quando poi ho smesso di ripartire da zero e ho iniziato a usare quello che avevo già, con un metodo, le cose sono cambiate in fretta.

In sei mesi avevo pareggiato il vecchio stipendio dell’agenzia.

E ho fatto il mio primo trasferimento, ad Alghero.

Non te lo dico per dire quanto sono brava, te lo dico per il contrario: se ci ho messo tanto la prima volta è perché ho sbagliato strada, e tu quella strada lì puoi saltarla.

E non è solo la mia storia.

La storia di Roberta

Pensa a Roberta, una nostra allieva che per più di otto anni ha fatto la store manager per un noto brand di abbigliamento femminile.

Otto anni nel mondo del lusso, a gestire un negozio, i clienti, il personale.

A un certo punto ha sentito forte il desiderio di cambiare vita, di reinventarsi, di smettere di lavorare sempre sotto qualcun altro.

E sai cosa non ha fatto?

Non è dovuta ripartire da zero.

Ha preso tutto quello che sapeva del mondo del lusso, quel settore che conosceva a memoria, e ci ha messo sopra la scrittura.

E i primi risultati sono arrivati in fretta: nel giro di un paio di settimane aveva già le prime richieste e i primi ordini veri.

Non milioni, non soldi facili, ma la prova concreta che quella strada esisteva, e che partiva esattamente da dove lei era già.

Questa è la differenza tra chi cambia e resta cambiato, e chi si licenzia d’impulso e sei mesi dopo è punto e a capo.

E visto che ci siamo, lascia che ti dica anche cosa non fare, perché sono i tre errori che vedo più spesso.

Tre errori che vedo spesso

Primo: non dare le dimissioni d’impulso, in una giornata storta, perché quella è la rabbia che parla, e la rabbia è una pessima consigliera nelle scelte importanti.

Secondo: non aspettare di sentirti pronto.

Quel momento non arriva mai, la sicurezza non viene prima del ponte, viene mentre lo costruisci, un lavoretto dopo l’altro.

Terzo: non cambiare settore a caso inseguendo la moda del momento.

Parti da quello che conosci, perché è lì che vali di più fin dal primo giorno.

E qui torniamo al punto da cui siamo partiti, il momento giusto.

Il bello del ponte è proprio questo: ti permette di scegliere quando attraversare.

Non scappi da qualcosa nel panico, cammini verso qualcosa con lucidità.

E quando lo fai così, quel cambiamento regge, perché non l’hai costruito sull’onda di una giornata storta, ma su settimane di lavoro vero.

Quello che puoi fare oggi

Adesso, il primo passo concreto, quello che puoi fare oggi.

Prima ancora di pensare a clienti, portfolio e prezzi, devi sapere una cosa: quali dei tuoi due asset hai già forte, e quale invece devi rinforzare.

Perché c’è chi ha una competenza professionale solidissima ma non ha mai coltivato la parte delle parole, e chi scrive benissimo ma non ha ancora messo a fuoco il settore in cui vale.

Per capirlo in pochi minuti, ho preparato una analisi gratuita del tuo profilo professionale: il test del Doppio Asset.

Ti dice quali delle due leve hai già in mano e cosa ti manca esattamente per costruire il tuo ponte.

Non è un risultato gonfiato per farti sentire bene, è una lettura onesta da cui partire.

E voglio che tu tenga a mente perché stiamo facendo tutto questo.

Non è per un lavoro qualunque, e non è nemmeno solo per i soldi.

È per arrivare a una professione indipendente, rispettabile e soddisfacente.

Una in cui scegli tu i clienti con cui lavorare, invece di subire le persone che ti capitano.

Una in cui puoi lavorare da dove vuoi, con i tuoi tempi, senza chiedere il permesso per una visita medica o per andare a prendere tuo figlio a scuola.

Una in cui, finalmente, smetti di essere un numero e ottieni quel riconoscimento professionale a cui ambisci da sempre.

Questa è la vera posta in gioco.

Ed è per questo che vale la pena costruire il ponte con criterio, invece di sognare il salto.

E per chiudere, voglio lasciarti con l’idea più importante di tutte.

Cambiare lavoro non è un salto nel vuoto, è un ponte che parte da dove sei

Tu non parti da zero, hai già metà del lavoro fatto: la tua esperienza da una parte, la tua capacità con le parole dall’altra.

Nella vita vera non arriva l’attore famoso a salvarti sul finale, è vero.

Ma la buona notizia è che non ti serve, perché quello che ti serve per salvarti ce l’hai già, devi solo imparare a usarlo.

Salvati tu, ma con un piano, e nel momento giusto.

Monica

Monica Pirozzi

copygateway.com 

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Ciao, sono Monica!

Nel 2020 perdo il mio primo e unico lavoro da dipendente in agenzia, lascio Milano e decido di trasferirmi alle Canarie. 

Da lì ho costruito la mia attività da freelance full-remote puntando su una mia passione da sempre: la scrittura.

Oggi sono copywriter e fondatrice di The Copy Gateway, la community italiana di appassionati di scrittura che desiderano scrivere per lavoro ad alti livelli.

Inizia a lavorare e vivere scrivendo

Ho registrato una lezione gratuita in cui racconto come partire a chi come te è alle prime armi in questo settore.

Ti introduco al mondo del copywriting e alla tipologia di testi più ricercati nel mercato di oggi e dei prossimi anni.